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L’aumento di peso è una delle conseguenze più evidenti e più temute della menopausa: la paura principale è quella di non riuscire a rientrare negli abiti della stagione precedente e comunque di cambiare il proprio aspetto. Per questo molte donne ai primi segnali cercano di porre rimedio con regimi alimentari autogestiti, spesso sbilanciati.

Infatti durante la perimenopausa, l’aumento di peso è di circa 1,5 kg all’anno, che può portare fino ad un accumulo complessivo di circa 10 kg al momento in cui il processo è stabile e la menopausa è conclamata.

Il cambiamento ormonale, in realtà, non causa semplicemente un aumento di peso, ma produce una ridistribuzione del tessuto adiposo. Il grasso si deposita all’interno, attorno agli organi addominali e nella parte superiore del corpo. La donna può assumere una conformazione sempre più simile a quella maschile con più grasso attorno al punto vita.

Da qualche anno siamo consapevoli che non si tratta di aumento di materiale inerte, ma della modifica di un vero e proprio organo adiposo, che produce ormoni e che interagisce con quelli prodotti da altri organi. Una delle conseguenze di questo accumulo è la diminuzione della sensibilità all’insulina, e quindi il rischio di alterazioni dei livelli di zuccheri, di colesterolo e della pressione arteriosa. Le donne possono diventare “insulino resistenti” una condizione che, se non è curata, può portare, nel corso degli anni, al diabete di tipo 2.

Per questa ragione, non basta considerare semplice peso o il BMI, ma è importante calcolare il rapporto Vita/Fianchi oppure valutare la composizione corporea con strumentazioni specifiche.

Cause indirette

L’aumento di peso è dovuto anche alle conseguenze indirette dei cambiamenti ormonali: per esempio il sonno irregolare aumenta la stanchezza e quindi le attività quotidiane possono essere più leggere, il nervosismo aumenta gli attacchi di fame.

Per non parlare del contesto familiare o gli impegni lavorativi che possono portare a fare pasti irregolari o sbilanciati.

Come intervenire?

L’errore che si fa spesso è iniziare eliminando i carboidrati, che invece sono indispensabili perché ci aiutano ad avere energie per tutte le nostre attività quotidiane, e a dare all’organismo risorse per potenziare i muscoli. Senza carboidrati si perde massa magra con una diminuzione del metabolismo basale.

Meglio perciò sostituire pane, pasta, riso e altri derivati dai cereali con alimenti ricchi di fibre come pane scuro o di segale, riso venere, riso rosso o riso basmati oppure prepararli in piatti ricchi di verdure. Gli alimenti integrali aiutano a limitare l’aumento immediato dello zucchero nel sangue, regolandolo nel tempo e quindi più facilmente gestibile dall’insulina.

Un altro errore comune è anche quello di eliminare la frutta pensando che sia troppo dolce: in questo modo si perdono vitamine e sali che potrebbero aiutare a sentirsi meglio. Piuttosto è indispensabile ridurre al minimo lo zucchero e tutti gli alimenti zuccherati, soprattutto bevande e dolci. Molte donne riferiscono che, nelle occasioni in cui aumentano il consumo di zucchero, peggiorano alcuni sintomi come le vampate.


Ci sono aspetti della salute della donna che stanno finalmente emergendo nella molteplicità degli aspetti. Questo è uno di più importanti, soprattutto in tempi in cui i temi della longevità e della qualità di vita nella terza età, sono alla ribalta.

Aiutare la donna a vivere bene questo periodo, affrontando nel modo opportuno, i cambiamenti che questo comporta nel modo opportuno, è importante perché spesso le donne non si riconoscono più fisicamente e psicologicamente dopo questo periodo di tempesta ormonale, ma significa anche aiutare le donne prevenire malattie cardiovascolari o metaboliche, l’osteoporosi, ma anche ad evitare la perdita muscolare in età avanzata, i dolori articolari e persino le conseguenze sull’umore, perciò aiutare il benessere mentale della donna e delle persone che ha accanto.

Per evitare di cadere nella banalità e avere informazioni scientificamente solide, mi sono riferita alle linee guida della British Menopause Society, una società scientifica inglese che si occupa di questi temi.

Il medico deve essere il primo riferimento della donna quando inizia a porsi il problema, sia per fare il quadro preliminare, sia perché l’intervento ormonale sostitutivo può essere preso in considerazione e la terapia farmacologica per l’osteoporosi può essere risolutiva, ma il percorso deve iniziare prima, molto prima.

Per esempio la prevenzione dell’osteoporosi inizia entro nel primo decennio di vita: qualcuno l’ha definita una malattia pediatrica e comparsa tardiva, ed in effetti una dieta povera di calcio e vitamina D in infanzia oppure il fumo, l’eccesso di caffè e l’alcool in adolescenza, possono ridurre la formazione delle ossa. Il problema è che difficilmente gli adolescenti ne saranno consapevoli. Giustamente alla loro età il futuro è lontano e può sembrare che la scienza potrà risolvere tutto. Il compito degli adulti è metterli in condizione di crescere in modo sano , insegnando abitudini corrette, un'alimentazione adeguata e uno stile di vita attivo, senza creare ansie, ma soprattutto con l'esempio.

Così come la prevenzione nutrizionale dopo la menopausa è meno efficace per diabete e malattie coronariche se la donna l’affronta avendo già dei valori alterati alle analisi del sangue, effetto di abitudini non corrette oppure di una predisposizione familiare sottovalutata.


Ogni anno, in occasione di qualche ricorrenza, lancio una promozione. Il mio scopo è aiutare categorie di persone che, per vari motivi, si trovano in difficoltà ad accostarsi alla nutrizionista.


Le mie preferite sono san Valentino, la festa del papà e quella della mamma.


Coppie, papà e mamme talvolta hanno altre priorità e non riescono ad “investire “ tempo e denaro nella cura della propria alimentazione. Non penso che uno sconto od un omaggio possa cambiare la loro condizione, ma li vedo piuttosto come incoraggiamenti o segnali di solidarietà. E aiutare loro, vuol dire aiutare a crescere nuove generazioni che abbiano un rapporto più sereno con il cibo.


E siamo arrivati alla festa della mamma.


Negli ultimi tempi, per una strana coincidenza, ho seguito, più del solito mamme giovani. In alcune di loro ho scorto solitudine e fatica. Attorno hanno compagni/e, qualche volta genitori o sorelle, ma ho avuto l'impressione che in fondo si sentano sole ad organizzarela vita in questa fase e questo si ripercuote anche nelle loro scelte alimentari.


In genere cerco di rassicurarle, ma non è facile in una realtà che spesso pretende da loro una perfezione o che crea ansie sulle ricadute che avranno le loro decisioni sul futuro dei figli. Troppe informazioni che le confondono e nonostante che, per non metterle in difficoltà, cerchi di non contrastare mai le posizioni di altri professionisti, come nutrizionista e, soprattutto, come persona di buon senso che ha trovato conferme in altri professionisti, preferisco smontare certe costruzioni che le imprigionano. Ritengo che vivere con serenità questi momenti sia una importante.


L'attenzione ai dettagli, come i grammi di alimenti o i dosaggi di micronutrienti, può impedire la visione del quadro di fondo: un'alimentazione varia, gustosa e completa non può che essere sana. E se alla fine della gravidanza i chili non si perdono immediatamente, non è per solo trascuratezza, ma perché le priorità cambiano.


E quindi in un mondo di principesse che escono dall'ospedale come se non avessero mai partorito o di attrici che partoriscono per procura per non perdere occasioni professionali, e forse anche per via di persone che non sono capaci di rassicurare le loro compagne, ci sono donne che si sentono inadeguate. E vengono da me per non prendere neanche un chilo di troppo o per perderli immediatamente. Non riescono ad acettare il fatto che tutti gli eventi più importanti della vita cambiano la persona e quindi il suo fisico, l'aspetto e il suo metabolismo. Nessuno può essere ancora la stessa persona che era prima della gravidanza.


Cosa può fare una nutrizionista per aiutarle? Sicuramente non posso rafforzare il loro tentativo di adeguarsi a modelli irreali, ma neanche non aiutarle nella loro aspirazione di tornare ad una condizione di benessere. Oltre al mio lavoro, anche piccole cose, piccoli consigli o gesti di solidarietà, per aiutarle ad accettare un mutamento inevitabile.


Quest'anno ho preparato un ricettario. Forse sarebbe stato meglio regalare uno spuntino pronto, ma le loro esigenze sono così diverse che sarebbe stato troppo complicato.


Infatti mi sono domandata se queste mamme non hanno nessuno che cucina per loro, anzi spesso a loro rimane il carico del resto della famiglia. Perciò, più che a loro, vorrei regalare il ricettario ai compagni/alle compagne e alle amiche, perché trovino qualche spunto e trovino un modo per mostrare che c'è qualcuno che ha cura di loro.






 

dr.ssa Elisabetta Iafrate         Biologa Nutrizionista

via Santorre di Santarosa, 27  -  00071 Pomezia (Roma) 

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