L'intelligenza artificiale può sostituire il nutrizionista?
- dr.ssa Elisabetta Iafrate

- 2 feb
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Me lo chiedono sempre più spesso perché le app sono diventate sempre più efficienti e gli assistenti virtuali, come chatgpt e altri di nuova generazione, sono sempre più abili.
Mi sono documentata per poter affrontare questo tema con ragazzi di quinta superiore, nativi digitali e alla fine ho scoperto che, come molte di queste innovazioni tecnologiche, anche questa può essere un ottimo supporto per il professionista, ma può essere dannosa per una persona che non ne conosce i limiti.
Mi fermo all'esempio più semplice: le applicazioni che ti propongono un menu bilanciato, costruito in base alle tue richieste e ai tuoi problemi di salute.
Da professionista ti assicuro che la parte più difficile è capire le reali richieste della persona che ho di fronte, ricostruire il percorso che ha fatto prima di arrivare a me, la condizione familiare e il suo stile di vita, comprendere le diagnosi, spesso complesse, che ha avuto ma soprattutto il peso delle sue condizioni personali. E questo avviene nel primo colloquio di circa un'ora, ma viene affinato nel colloquio di consegna del piano e nei vari controlli, che non sono mai una rilevazione del solo peso.
Può un sistema virtuale raccogliere tutte queste informazioni, anche quelle che il paziente non è consapevole di avere o quelle che le persone esprimono con gli atteggiamenti del corpo, non verbalmente? Forse in futuro, ma non ora.
