Nutrizione di precisione o di relazione?
- dr.ssa Elisabetta Iafrate

- 28 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Ogni tanto, nel nostro lavoro, ci si presentano cambiamenti che sembrano dei bivi, spesso urlati o pubblicizzati da chi fa altro nella vita. La realtà è più complessa.
Ormai faccio parte dei nutrizionisti più esperti, nel senso che esercito questa professione da più tempo rispetto alla maggior parte dei miei colleghi, e posso dire con tranquillità che mi è già capitato tante altre volte.
Questo dilemma ha una sua logica: siamo biologi e dovremmo basare il nostro lavoro esclusivamente su dati analitici o informazioni provenienti dagli studi di fisiologia, biochimica, chimica degli alimenti, endocrinologia, immunologia e molto altro.
Certamente questi aspetti sono fondamentali: siamo biologi e abbiamo una formazione scientifica. Tuttavia, non lavoriamo con cavie in gabbia, che vivono in un ambiente controllato e si nutrono solo di ciò che è previsto dalle tabelle. Neanche le persone ricoverate in ospedale o in clinica, che potrebbero essere ambienti in cui sono monitorate regolarmente, hanno un controllo completo sul cibo e su situazioni come stress, movimento o temperatura ambientale (solo per citare alcuni esempi).
Ricordo una paziente che, ricoverata in una struttura riabilitativa per diabete, riusciva a procurarsi merendine e cioccolata grazie a qualche amico, spero inconsapevole.
Anche il piano nutrizionale più perfetto quindi deve essere rivolto a una persona specifica che deve accettarlo e farlo proprio.
A questo punto, la nutrizione diventa una questione di relazione, occorre mettere da parte i dettagli delle tabelle per capire come far accettare il cambiamento. Qualcuno potrebbe pensare che sia un metodo meno professionale e più approssimativo o che il risultato si ottenga troppo lentamente, ma nessun risultato efficace si può ottenere rispettando solo le esigenze fisiologiche o biochimiche delle persone.
Un uomo che scopre di essere iperteso, un adolescente che vuole perdere peso, una donna in menopausa o un anziano che ha perso massa muscolare, non vanno visti solo per la loro condizione di salute.
Ascoltare le loro richieste, comprendere lo stile di vita, le necessità familiari o entrare nella loro storia, ovvero creare una relazione, è la premessa per ogni intervento nutrizionale efficace, soprattutto quando abbiamo davanti a noi persone che vanno accompagnate ad affrontare cambiamenti importanti.
In alcune situazioni, potrebbe essere necessario collaborare con altri specialisti, come medici o psicologi, per stabilire le priorità. In altre circostanze, è utile intraprendere un primo percorso per aiutare la persona a richiedere un supporto più completo. Spesso però, l'esperienza e la competenza del nutrizionista possono bastare per affrontare un problema diagnosticato da un medico o semplicemente una richiesta di miglioramento personale.



