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Nutrizione di precisione o di relazione?

Ogni tanto, nel nostro lavoro, ci si presentano cambiamenti che sembrano dei bivi, spesso urlati o pubblicizzati da chi fa altro nella vita. La realtà è più complessa.

Ormai faccio parte dei nutrizionisti più esperti, nel senso che esercito questa professione da più tempo rispetto alla maggior parte dei miei colleghi, e posso dire con tranquillità che mi è già capitato tante altre volte.

Questo dilemma ha una sua logica: siamo biologi e dovremmo basare il nostro lavoro esclusivamente su dati analitici o informazioni provenienti dagli studi di fisiologia, biochimica, chimica degli alimenti, endocrinologia, immunologia e molto altro.

Certamente questi aspetti sono fondamentali: siamo biologi e abbiamo una formazione scientifica. Tuttavia, non lavoriamo con cavie in gabbia, che vivono in un ambiente controllato e si nutrono solo di ciò che è previsto dalle tabelle. Neanche le persone ricoverate in ospedale o in clinica, che potrebbero essere ambienti in cui sono monitorate regolarmente, hanno un controllo completo sul cibo e su situazioni come stress, movimento o temperatura ambientale (solo per citare alcuni esempi).

Ricordo una paziente che, ricoverata in una struttura riabilitativa per diabete, riusciva a procurarsi merendine e cioccolata grazie a qualche amico, spero inconsapevole.

Anche il piano nutrizionale più perfetto quindi deve essere rivolto a una persona specifica che deve accettarlo e farlo proprio.

A questo punto, la nutrizione diventa una questione di relazione, occorre mettere da parte i dettagli delle tabelle per capire come far accettare il cambiamento. Qualcuno potrebbe pensare che sia un metodo meno professionale e più approssimativo o che il risultato si ottenga troppo lentamente, ma nessun risultato efficace si può ottenere rispettando solo le esigenze fisiologiche o biochimiche delle persone.

Un uomo che scopre di essere iperteso, un adolescente che vuole perdere peso, una donna in menopausa o un anziano che ha perso massa muscolare, non vanno visti solo per la loro condizione di salute.

Ascoltare le loro richieste, comprendere lo stile di vita, le necessità familiari o entrare nella loro storia, ovvero creare una relazione, è la premessa per ogni intervento nutrizionale efficace, soprattutto quando abbiamo davanti a noi persone che vanno accompagnate ad affrontare cambiamenti importanti.

In alcune situazioni, potrebbe essere necessario collaborare con altri specialisti, come medici o psicologi, per stabilire le priorità. In altre circostanze, è utile intraprendere un primo percorso per aiutare la persona a richiedere un supporto più completo. Spesso però, l'esperienza e la competenza del nutrizionista possono bastare per affrontare un problema diagnosticato da un medico o semplicemente una richiesta di miglioramento personale.



 

dr.ssa Elisabetta Iafrate         Biologa Nutrizionista

via Santorre di Santarosa, 27  -  00071 Pomezia (Roma) 

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